Come si fa a ricordare il primo amore! Sarà quello nato sotto il tavolo quando da bambini ci si dava un bacetto o quello dell’età della scuola elementare quando non ci si dichiarava ma era tacito volersi bene? E poi ricordarsi che cambiando scuola la storia si ripeteva. E c’è anche quello della scuola media, dell’intesa solo con lo sguardo, reputarsi fidanzati ma poi in cosa consisteva? Tornare a casa insieme, raccontarsi la giornata, progettare il pomeriggio di studio e di giochi nel cortile di casa. No, sicuramente sarà quello dichiarato da un ragazzo serio, che secondo copione viene a casa a chiedere alla mamma di poter uscire con te. Questo lo ricordo, ma ricordo anche di avergli detto di no, visto che si era presentato senza preavviso. Ma no, non sarà questo. Sicuramente il primo amore è quello di un ragazzo che viene tutti i giorni a scuola a prenderti con una scusa, e tu credi che si trovi lì per caso, ma poi il caso si ripete e capisci che deve chiederti qualcosa. E allora gli dici di sì non convinta, solo per premiare la sua tenacia. Non credo sia questo e nemmeno quello che dà per scontato che tu sia la sua futura compagna ma non si è mai dichiarato. Credo non sia stato nemmeno il bambino di prima elementare che, saputo che avrei lasciato la scuola per trasferirmi altrove, promise che sarebbe venuto a cercarmi. Oddio, l’amore che disastro. Come si fa? E poi la memoria! Siamo sicuri che ci riporti le cose così come le ricordiamo? Sarebbe interessante chiedere anche all’altra parte se i ricordi coincidano, così come li abbiamo noi. (continua dopo la foto)

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Eppure ci sarà, tra tanti ricordi, l’amore vero, quello che ci ha fatto battere il cuore, a cui abbiamo promesso e ha fatto altrettanto, che ricordiamo con piacere per riportarci un tempo in cui eravamo pieni di speranze e progetti, dove era tutto più semplice e l’amore era quello vero, quello senza ragione, quando ci si innamorava e basta. Sono esperienze lontane che ci hanno solo fornito il colore dell’amore, poi la realtà il tempo cambiano tutto. Ma non è di questo che volevo parlare, no! Questo è solo il titolo dell’articolo che è uscito sul Guardian magazine con cui Elena Ferrante ha esordito come editorialista sulla testata giornalistica inglese. E l’amore di cui lei parla, riferendosi al titolo del suo editoriale, io che scrivo senza conoscerne ancora il contenuto, non so a cosa si riferisca. Potrebbe essere anche la scrittura, una passione, o proprio il primo amore. È così vasto che potrebbe dire molte cose. Col tempo si ama parlare di sé molto più di una volta. Elena è diventata il pomo della discordia, c’è chi la adora, e chi la bistratta e non sopporta il suo successo. Lei scopre altri lidi. L’Italia è un paese invidioso e nessuno le perdona il successo planetario. “Belli sì, ma ricchi no” dice il proverbio, peggio se la ricchezza viaggia con la bravura. Avere il privilegio di essere letta con la sola azione di scrivere senza impegnarsi in apparizioni, è fenomenale. Tanto si sa, che con la vecchiaia mostrarsi in pubblico diventa un onere. Potrebbero guardare la ruga intorno all’occhio, il modo di vestirti, lo sguardo, gli occhiali e perdere di vista quello che sei e cosa scrivi, spostando l’attenzione su un piano che non vuoi. Ma comodamente seduti alla scrivania, senza apparizioni, senza ansie, senza preoccupazioni, come da un posto di comando, quello sì che è un piacere, e nessuno glielo perdona. Faremmo bene a imparare ad attribuire il merito a chi lo merita, invece di torturarci con le cattiverie. E cosa c’era di più bello che scrivere dell’amore come esordio da editorialista? E se poi indirettamente si fa pubblicità al paese che non ti merita, pazienza, almeno ha avuto il coraggio di scegliere. Ormai non solo coraggiosa, ma una vera potenza la Ferrante. Questa storia assomiglia a quella di Troia, dove il cavallo di legno salva la situazione. Lei ci ha beffati, visto che la abbiamo bistrattata. È proprio vero che a volte nel nome c’è scritto il nostro destino. Lì era la bellezza il motivo che innescò la guerra, qui il successo di una donna che, ancor più perché donna, viene sminuito. E proprio il cavallo di legno non ce lo aspettavamo!

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