A Natale siamo tutti più buoni, così scriviamo sempre e facciamo scrivere, ma poi mi chiedo come possa cambiare in un breve tempo se per il resto dell’anno non lo siamo stati? Saranno i miracoli di Gesù o ci basta esserlo temporaneamente o forse sperimentiamo la nostra pazienza a sostenere il ruolo per qualche giorno. Potrebbe essere il contrario: essere buoni per tutto l’anno e concedersi furie di cattiveria in questo periodo quando il Bambinello può aiutarci   e starci vicino. Ma i miracoli accadono a chi ci crede, a chi ha fede, a chi ha pazienza e la bontà è una merce rara e inversamente proporzionale all’età. Crescendo abbiamo mille pretesti per giustificare le nostre cattiverie e mille attenuanti come se essere buoni fosse l’ultima spiaggia natalizia. Intanto ci ostiniamo a scriverlo e a crederlo, a prometterlo e a esigerlo. E quanto può durare una buona azione? Il tempo di ricevere la risposta cattiva che già cambiamo registro e diventiamo perfidi per parare i colpi.4588---buoni0cattivi1

E allora se la realtà esige forza e cattiveria augurare bontà è quasi da pusillanimi. Dovemmo esortare a renderci forti, a sopportare, ad attendere, a sostenere. In questa realtà la bontà è ridicola. Pur avendo un cuore buono molti si armano di maschere di ferro per stare in una giungla di compromessi e di cambiamenti talvolta repentini. E in una società così strutturata insegnare la bontà ai bambini è come non volerli educare, oltre che controcorrente Essi non credono al fatto di essere buoni se poi assistono a scene apocalittiche di litigi tra genitori, parenti… Devono essere buoni in un mondo che corre e si incanta con la tecnologia, che non sa provare sentimenti se non telecomandati e dettati dai robot. La scuola non ha più il valore di prima. E’ solo un luogo di raccolta e intrattenimento dove l’insegnamento è un azzardo e assecondare i figli un obbligo. Negli ambienti di lavoro ci si scanna per un turno, per un impegno, lasciando all’individuo tutta la responsabilità. Al gruppo, alla famiglia si è sostituito il singolo che opera per se stesso, pensando che non perderà tempo a fare progressi personali lavorando da solo.

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