20160309170422115_32961Cinque scheletri di giovani, probabilmente in fuga dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e alcuni resti di oggetti in oro, zappe, lo scheletro di un giovane uomo sepolto in una tomba sannitica, completa di corredo funerario e risalente a circa 400 anni prima dell’eruzione che distrusse le città di Pompei, Ercolano e Stabiae: questi gli ultimi ritrovamenti a Porta Ercolano da parte della Soprintendenza di Pompei con l’École Francaise de Rome, le Centre Jean Bérard e il Cnrs. Gli scheletri dei cinque “fuggitivi”, tra cui quello di un bambino, sono stati trovati nel cantiere di scavo di due botteghe artigiane, dove, probabilmente si erano rifugiati questi giovani. Il luogo è stato devastato da scavatori clandestini che, tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800, saccheggiarono il sito in cerca di oggetti preziosi, per cui le ossa sono scomposte e andranno ricostruite e studiate dai ricercatori. Particolare anche il ritrovamento di un urceus, un’anfora dal collo allungato, utilizzata per il galium, la “colatura di alici” che ancora oggi si produce in costiera amalfitana.

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