Faito è il monte più alto del Parco dei Monti Lattari, appartenente a tre Comuni: Vico Equense, Castellammare di Stabia e Pimonte. È il luogo più fresco e panoramico della penisola sorrentina.
Prende il nome dai suoi faggi di cui è ricco, luogo salubre per l’aria e le sue acque, infinito, per i tanti sentieri che conducono in punti strategici e panoramici, per i suoi silenzi, la sua neve in inverno e la sua frescura in estate. È ricco di macchia mediterranea con un sottobosco di felci, ciclamini, corbezzoli, rose selvatiche, more, fragole. Vi si può accedere sia da Castellammare che da Vico Equense, strade ripide e tortuose. La Funivia rappresenta un rapido mezzo di trasporto per raggiungerlo, sin dal 1952, anno in cui fu avviata per collegare Castellammare a Faito.
Fin dai tempi di Carlo d’Angiò, nel 1272, è stato un punto di ricchezza per le zone circostanti, con la sua legna per i cantieri di Castellammare e il suo ghiaccio usato soprattutto in estate per la conservazione dei cibi. È stato ed è fonte di ricchezza ancora con i suoi faggeti, i suoi castagneti, la pineta, le case di villeggiatura e i complessi turistici sorti nel tempo. Il monte è ricco di erbe medicinali, e sono tante le specie che si possono trovare qui sopra e solo qui. Ne parla Cassiodoro nelle sue Varie, erbe che una volta erano pascoli ricchi per mandrie da cui veniva fuori un latte miracoloso. Se si guarda giù dai vari versanti, la vista è veramente unica per come riesce a raccogliere in un solo sguardo il vasto panorama. A destra Castellammare con un versante ricco di alberi e più tortuoso come strada, a sinistra Vico e con uno sguardo che arriva fino a Punta Campanella e Capri. Su questo versante la strada è più agevole, il panorama più esteso. (continua dopo la foto)

 

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Faito negli anni sessanta era nel suo periodo migliore. Qui arrivava gente da ogni parte, era una nota località turistica da visitare, come Capri, Sorrento, per salire in Paradiso dove poter ammirare ai suoi piedi tutte le altre bellezze del posto. Questo boom giunse anche grazie alla Funivia, ai primi complessi turistici nati sull’onda della ricostruzione, del nascente benessere. Lentamente questo luogo ha acquistato rinomanza per la sua tranquillità, per i benefici che recava a tutta la famiglia. Le prime case sono sorte per sfuggire al caos cittadino, al caldo umido, opprimente della città e per vivere sul posto le tante possibilità che dà. Da ragazza andavo al maneggio, salivo anche solo per bere alla fonte della Lontra, per andare sul Molare, la punta più alta del Faito a forma di dente, 1444m e poi Sant’Angelo a Tre Pizzi (San Michele, Monte di Mezzo, Monte Catiello) a San Michele, Chiesa posta in un punto panoramicissimo, ai campeggi con la comitiva della Parrocchia, per le passeggiate al fresco, per i picnic in compagnia di amici e parenti. Da sempre è il nostro polmone di sfogo, la vacanza diversa, il luogo per chi deve respirare sano, per chi deve distendersi e ritemprarsi. Tutto questo ha portato anche al turismo di massa che col tempo ha lasciato i segni di un’ inciviltà, un degrado e di conseguenza un’ incuria crescente. Chi di noi non ha usufruito delle acque e dell’ombra di Faito? Delle passeggiate, delle chiacchierate al fresco, delle scampagnate con amici , dei giochi. Ecco, Faito non è solo questo, non è il luogo per dare solo quattro calci a un pallone, o da invadere con auto e mezzi per trovare il posticino di poche ore.  (continua dopo la foto)

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Faito è natura, è educazione per un luogo unico, a pochi passi dal mare, dal centro cittadino, dalla vita frenetica. È rispetto per la flora e la fauna, per gli alberi che diventano per noi sempre più vitali, per i pascoli, per avere la ricchezza di un posto da cui ammirare il resto della penisola, del credere di essere sulle nuvole per la leggerezza dell’aria e del silenzio. Un silenzio che talvolta unito alla ricca boscaglia, fatta di alti tronchi con un tetto di chiome, incute anche un timore reverenziale, un sentire solo i battiti e i pensieri come unici compagni di passeggiata. Con la scomparsa di Angela Celentano nel 1996, ci fu un momento di crisi, dovuto alla paura, al timore che potesse essere un luogo dalle molte insidie. L’eco di questo fatto di cronaca ha reso difficoltoso una nuova era sul Faito. Ma le difficoltà di una ripresa furono dovute anche a un degrado cui nel tempo abbiamo assistito. Difficoltà accentuate dal cattivo collegamento fatto di una strada, quella di Castellammare, con un percorso accidentato, di non facile percorrenza e con periodi anche di chiusa al pubblico. Oggi Faito sembra voglia rinascere a nuova stagione di successo, per una maggiore consapevolezza, non solo delle persone che hanno più cura di posti come questi, ma per aver capito che questo è un luogo benefico e salutare per tutti.
Come dice Proust

“ll vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

Il viaggio ci riporta ai nostri punti di partenza e la gente, dopo aver visitato il mondo, può ben credere che il Paradiso sia qui. Il complesso di strutture sorte ha dato l’opportunità di una vacanza diversa, più distesa, rilassante, e soprattutto in estate è il rifugio preferito fuori dai clamori della quotidianità.

Oggi c’è voglia di riscattare i propri luoghi, non solo fisici, ma anche quelli che ci accompagnano dentro e che racchiudono ricordi in ciascuno di noi, luoghi che ci hanno aiutato a crescere, che ci hanno dato respiro, riparo, sollievo, silenzio quando il mondo era assordante, amici quando credevamo non ce ne fossero, ha creato compagnie di un giorno e di una stagione, di un anno e per condividere progetti. Faito è un luogo sacro, talmente mastodontico nella sua generosità che bisognerebbe tenerlo come un gioiello che, invece di essere riposto per paura che sia ben conosciuto, andrebbe posto in luce per usufruirne nel modo migliore. È il luogo per antonomasia della nostra adolescenza, del nostro perderci e ritrovarci, delle stagioni della nostra vita. Che ben vengano Progetti e Idee per il nostro Monte, che attende sempre di essere ricordato non solo per le gite di un giorno, ma per tutti i beni che ci offre anche a nostra insaputa e che gli antichi conoscevano più di noi. Facciamo in modo di conoscere questo luogo per quello che ci offre e nel rispetto della natura, i suoi benefici, cominciando a portare i nostri bambini a respirare aria buona, le nostre scolaresche per prendere conoscenza di quello che è una flora e una fauna, dei mille sentieri che ci sono per tutti i gusti e le possibilità di percorrenza, i nostri anziani a cui far vivere la pace e la tranquillità di cui amano circondarsi. Progetti per tutte le età, per mettere a conoscenza delle ricchezze di cui il luogo è fornito. Senza conoscenza non c’è amore per il proprio territorio. Chi ha vissuto il Faito lo ama e ci ritorna anche per quello che ci ha lasciato nel cuore. Cura è prima ancora amore per le cose di cui disponiamo. Cultura, progetti e servizi per Monte Faito, per mantenere la memoria dei nostri luoghi intatta e lasciarla al futuro come un’eredità preziosa.

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