L’orto è un piccolo appezzamento di terreno dove si coltivano ortaggi, piante ornamentali, alberi. L’“hortus” per i Latini aveva la sua duplice accezione di giardino adibito a fiori e di orto per la coltivazione dei prodotti. Un piccolo polmone di aria e terra annesso alla casa di cui era l’estensione, da coltivare come passatempo o necessità. Lentamente ha subito delle trasformazioni seguendo quelle della società che da agricola è diventata industriale e poi tecnologica fino a che il campicello di casa era diventato luogo spoglio e incolto. Van Gogh ha dipinto varie tipi di orti, da quelli floreali a quelli ricchi di colture sottolineandone l’aspetto estetico e di utilità. Così la natura aveva nell’orto la sua magica culla, dove ogni ortaggio era fatto a gusto e richiesta dei suoi padroni. Oggi questo spazio è stato rivalutato in seguito a nuovi bisogni ed esigenze.

Gli orti in penisola costituiscono il biglietto da visita delle case di cui sono parte integrante, curati e apprezzati per la varietà di piante, alberi e fiori, posti in luoghi ameni, come anticamera di distese di vigneti, uliveti e terre a coltura unica. Un orto avrà sicuramente il suo limone, elemento predominante e peculiare del luogo, al quale si affianca quasi sempre un arancio, o possono esserci entrambi, o solo l’uno o solo l’altro, visto che gli agrumi sono di questa terra. Qui non si rinuncia a due o tre solchi di prezzemolo, basilico, agli e cipolle, insalata, cavoli, melanzane, zucchine, pomodori che sono alla base di ogni cucina che si rispetti. Caratteristica dell’orto è quella di avere una recinzione di confine per mezzo di steccati, siepi o filari di alberi e rampicanti. I fiori spezzano la monotonia dei solchi e si aprono lungo le pareti di casa, sistemati in una ruota di un carro, o in una botte, in un barattolo di vetro, in ciotole e fioriere. Se l’orto confina con una strada, i fiori e le siepi abbondano sui suoi cigli. Possono poi esserci alberi da frutta e da fiori, possiamo trovare un pero come una magnolia, un nespolo e una bouganvilla, un salice e una camelia. L’orto segue i gusti dei proprietari, diventa luogo personalissimo e personalizzato, il posto ideale per ripararsi dal sole mettendosi all’ombra, per respirare aria salubre con correnti d’aria che si incontrano tra mare e monti. Un orto è lo spazio per ritrovarsi, sedersi su qualche panchina, magari venuta su dal ceppo di un albero tagliato, a guardare le piante nei solchi, a tirare qua e là le erbacce sempre abbondanti, tenere su con concimi le rose dai folti cespugli, potare i gelsomini e pergolati di glicine o di viti. Oggi è tornato in auge il culto dell’orto, dopo la fase di massima espansione del cemento. La terra diventa il nuovo elemento su cui scommettere per una vita più salutare. Molti appezzamenti di terreno, nel tempo, sono stati abbandonati a se stessi, perdendo la cura di una volta. Riscoprire la passione per la terra non è solo una necessità agricola, è coltivare ed esercitare i nostri sentimenti e, tra questi, quello di prendersi cura di qualcosa e mantenerne l’impegno, un po’ come imparare ad amare. Oggi sempre più comuni italiani indicono gare per la distribuzione di piccoli terreni incolti o poco sfruttati per affidarli per un periodo che varia dai due ai tre anni.

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Allo scadere del tempo di cessione, ci saranno nuovi bandi e redistribuzioni dei lotti. I campicelli avranno così degli affidatari che se ne prenderanno cura. Possibilità questa che induce a socializzare, a confrontarsi con i vicini di campo, magari diventando amici, compagni di percorso aiutandosi e consigliandosi a vicenda. Coltivare è benefico per la nostra mente, induce a riflettere, dona pazienza, controllo, passione, continuità nelle azioni. Osservare come cresce una pianta grazie alle nostre cure è capire lo scorrere del tempo e delle stagioni, di come cambiano le cose e come si cambia. Oggi che siamo ritornati al caos cittadino, ci rivolgiamo alla terra per acquisire un nuovo ordine di pensieri e ancora progettare nuove tipologie di centri urbani che tengano conto di futuristici spazi verdi là dove una volta di futuristico c’era la cementificazione. E’ un fenomeno in espansione che arriva proprio quando pensavamo di non aver più bisogno della terra e poter creare tutto artificialmente. Ma non si può escludere il piacere della coltivazione e cura della terra, è come se la civiltà perdesse cultura, sapere ed esperienza. Una volta erano i nostri nonni a spostarsi verso le campagne da cui ritornavano solo a tarda sera. Oggi vogliamo la terra da mescolare al cemento. A Firenze, in una strada del centro, sono cresciuti alberi sui tetti, come può essere un grande pino marittimo, qualcosa di impressionante e incredibile. E ci sono casi simili in molte altre città. A Napoli hanno pensato agli orti urbani per il recupero dei tossicodipendenti. Qui da noi si potrebbero effettuare sia progetti di recupero di terre incolte o mal tenute, sia come apporti di aiuti ai proprietari che non riescono a coltivare tutto il loro terreno. Si otterrebbe un incremento delle colture con tenuta perfetta dei terreniTra i comuni più operosi ci sono quelli dl Nord con la coltivazione di orti urbani che rendono prodotti a “centimetro zero”. Il Nord già da tempo ha avviato politiche agricole e sociali di questo genere, ora anche al Sud si adottano progetti simili. I giovani in questi percorsi imparano cose che non si possono apprendere solo con le parole. La terra è una risorsa su cui investire anche per il recupero delle tradizioni, delle tecniche di coltivazione e impiego di mezzi per un legame con il passato che non si spezzi col tempo e con i cambiamenti di stili di vita. Questo potrebbe rappresentare un modo per distogliere i giovani da alcune realtà difficili. Sono progetti che necessitano di forze, volontà e risorse su cui investire, per i giovani e per tutti coloro che hanno necessità di cominciare percorsi di vita nuova.

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